Sono un
quarantunenne che da circa trent’anni si diletta a trasferire, prima su carta,
poi su tela le sue emozioni.
Ho iniziato a disegnare su dei fogli di quaderno
con delle penne a china già dalle scuole medie, ma i miei disegni erano strani e
non semplici da capire e non li ho fatti vedere mai a nessuno.
Mi servivano
per distrarmi, isolarmi in un mondo tutto mio, ma una ventina d’anni fa li vide
mia moglie, le piacquero subito e mi convinse a disegnare su dei cartoncini e ad
incorniciare i disegni. Partecipai a delle mostre, ma non riscossi molto
interesse.
Un giorno un mio collega di lavoro, vedendo un mio disegno, mi
consiglio di colorarlo con l’acquerello, c’è da considerare che già una ventina
d’anni prima avevo provato con le tempere e l’acquerello a dare del colore ai
miei disegni con risultati disastrosi, ma quel giorno come sono rientrato a casa
ho cercato i miei vecchi acquerelli e ho iniziato a colorare, in quel momento ho
avuto una sensazione strana, nuova indescrivibile, le mie mani sembravano
impazzite, sentivo la necessita di far vivere quei disegni, ora li vedevo
muoversi, vivere.
Da quel momento sono costretto a disegnare tutti i giorni
da una forza che si placa solo dopo che ho disegnato quella figura, quel
personaggio o quell’essere nella tela e gli ho dato colore. Nei miei quadri
traspare la paura, la preoccupazione, la convinzione di essere in un mondo pieno
di gelosia, di egoismo, di indifferenza per chi sta male, per chi soffre.
Con il disegno cerco di trasmettere quello che provo in quel momento, ogni
figura rappresenta una persona, una sensazione o un episodio significativo che
ha lasciato una traccia indelebile nel mio animo. Il mio messaggio riguarda la
vanità del parlare troppo, a volte a sproposito.
Ho cercato di far vedere i
miei quadri a dei galleristi di spicco. Uno di questi senza vedere i miei quadri
mi ha chiesto da quanti anni dipingevo, perché nella sua galleria potevano
esporre solo i pittori con non meno di quarant’anni di esperienza, un altro
gallerista rimase molto colpito ( nella sua galleria c’erano presenti quadri di
Botero, Rabarama, Fiume, Sassu, Marchese, Costabi etcc..) mi disse, peccato che
questi quadri non abbiano già una firma autorevole.
La firma adesso è importantissima,
perché i galleristi non hanno più la
possibilità di aspettare di investire, togliendo a chi non
ha grandi risorse economiche di andare avanti. Ho circa 400 quadri a
colori, 150 a china e 1200 da sviluppare.
Recensioni
La pittura di Andrea Erdas
di Prof. Livio Garbuglia
Critico e storico dell’arte
Recensione sull’opera di Andrea Erdas
di Silvia Peloso-Gaspari
Disegno per ricordare, Coloro per dar vita.
Disegnare e vivere e far vivere, disegnare e sognare e far sognare, disegnare e ricordare, disegnare e ……………………………..Viaggiare con la mente e arrivare in certi momenti a non capire qual è la realtà e qual è la fantasia.
Aver bisogno di isolarti di stare in silenzio per ricaricarti, perché la malvagità della vita ti porta in certi momenti a non accettarla.
La vita e complicata, difficile, incasinata, ingiusta a momenti incomprensibile quando ti sembra che inizi a girare nel senso giusto ecco che arriva un primo problema poi un altro un po’ più grande poi una miriade di poi, poi, poi………………….
La tipica domanda come va !!!!!, risposta …male, grazie.
E la vita!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
Andrea Erdas nel web